AMOS è al centro di una vicenda che riguarda direttamente il futuro della sanità pubblica piemontese. Dalle disparità contrattuali nel servizio NUE 112 fino al recente passaggio del servizio OSS di Mondovì, emergono differenze salariali e organizzative che sollevano interrogativi su equità, trasparenza e qualità del lavoro. Dopo l’audizione in Commissione Sanità e lo stop temporaneo all’ingresso di Azienda Zero nella società, continuiamo a seguire una questione che tocca il principio fondamentale: stesso lavoro, stessi diritti.
Da diverso tempo stiamo seguendo con attenzione la situazione di AMOS, una società consortile a totale partecipazione pubblica che supporta il sistema sanitario piemontese, fornendo servizi logistici, amministrativi e tecnico-sanitari. Il suo ruolo all’interno del sistema sanitario piemontese è sempre più rilevante e destano particolare preoccupazione gli effetti che ne derivano sulle condizioni contrattuali dei lavoratori, in particolare possibili disparità di trattamento tra lavoratori a parità di mansioni. Approfondire questo tema non è stato semplice: ottenere documenti e informazioni si è rivelato quasi impossibile e per questo abbiamo insistito più volte per portare il tema in Commissione Sanità.
Ieri, finalmente, abbiamo potuto ascoltare in audizione i vertici di AMOS, di Azienda Zero e le organizzazioni sindacali. Era un passaggio necessario per provare a fare chiarezza su una questione che riguarda direttamente il futuro della sanità pubblica regionale.
La vicenda di AMOS infatti non è una questione tecnica o marginale, ma tocca un nodo centrale della sanità pubblica: l’equità delle condizioni di lavoro e il rispetto del principio “stesso lavoro, stessi diritti”.
Tutto parte da alcune segnalazioni arrivate da lavoratori interni al servizio NUE (numero unico di emergenza), il 112.
A parità di mansioni e responsabilità, risultavano infatti esserci lavoratrici e lavoratori con contratti molto diversi. Con conseguenze dirette soprattutto sul salario.
Chi lavora alla centrale di Grugliasco, assunto da Città della Salute, si vede applicato un contratto pubblico della sanità. Chi lavora tramite AMOS in altre sedi, invece, per la stessa commessa vede applicato il contratto multiservizi (contratto tipico del comparto dei servizi di pulizia).

Questo significa differenze salariali anche superiori al 30-35% a parità di lavoro svolto. Ieri la dott.ssa Buttigliengo, direttrice di AMOS, ci ha spiegato che questa differenza si assottiglia grazie agli accordi di secondo livello che riconoscono premialità aggiuntive alle e ai dipendenti. Ma non ha saputo quantificare correttamente quanto resta questo gap, venendo subito dopo smentita dagli interventi dei sindacati.
Non si tratta di una differenza marginale, ma di una disparità strutturale che, a parità di mansioni e responsabilità, crea lavoratrici e lavoratori di serie diversa all’interno dello stesso servizio pubblico.
Ci è anche stato riferito che lavoratrici e lavoratori hanno scelto, tramite una “votazione informale”, di vedere applicato il contratto Multiservizi perché prevedeva una “maggiore flessibilità per gli impegni personali”. Questa ricostruzione non ci ha convinto: non solo perché è smentita direttamente dalle lavoratrici e dai lavoratori del servizio e dai sindacati, ma perché presuppone che persone correttamente informate accettino consapevolmente una penalizzazione salariale rilevante per una presunta flessibilità che poteva essere garantita anche con strumenti contrattuali diversi e più tutelanti. Reperibilità, banche ore, cambi turni però non sono “premi aziendali” ma fatiche aggiuntive per lavoratrici e lavoratori che debbono essere ricompensati, cosa che si scontra con la narrazione di una azienda benevola che cerca di far star bene tutto il personale dipendente e “non capisce” come mai qualcuno e qualcuna si lamenti.
Parliamo di persone che gestiscono emergenze, incidenti, chiamate complesse e ad altissima pressione emotiva. Il tema non è solo economico, ma anche di riconoscimento professionale e di condizioni di lavoro.
Su questo avevo presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere chiarimenti sulle disparità retributive, sull’inquadramento contrattuale e sulle condizioni operative del personale. Ma non mi era stata data nessuna rassicurazione in merito.
Oltre a continuare a chiedere con forza che al personale NUE in AMOS venga applicato almeno il contratto di Sanità Privata o un contratto adeguato all’attività che consenta di riconoscere la professionalità e l’impegno delle lavoratrici e lavoratori, abbiamo continuato a monitorare ciò che succede sul territorio.

E abbiamo fatto bene, perché nel giro di pochi mesi la situazione si è ulteriormente evoluta. Nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Mondovì era stato inizialmente previsto l’inserimento di nuovi operatori socio-sanitari tramite concorso pubblico indetto da Azienda Zero, in coerenza con quanto dichiarato in precedenza e con gli accordi sindacali intervenuti. Tale percorso, tuttavia, non sarebbe poi stato portato a compimento e si sarebbe successivamente scelto di affidare il servizio OSS ad AMOS a partire dal 1° febbraio 2026, senza che vi fosse un preventivo confronto con le organizzazioni sindacali.
La decisione ha determinato il passaggio da personale con contratto pubblico a lavoratori dipendenti di una società in house del Servizio sanitario regionale, con ricadute sull’assetto organizzativo e sulle condizioni contrattuali applicate. L’équipe di OSS che nel tempo aveva maturato esperienza e competenze specifiche nel reparto è stata redistribuita su altri servizi del territorio, anche al di fuori dell’ambito ospedaliero.
Questa situazione diventa ancora più delicata con la previsione dell’ingresso di Azienda Zero nella compagine societaria di AMOS, di cui si parla da ormai un anno.
Questo passaggio consentirebbe ad AMOS di operare in modo ancora più esteso su tutto il territorio regionale, ricevendo affidamenti diretti per servizi oggi svolti dal sistema sanitario pubblico.
Questa perplessità sollevate da me e dalla collega Ravinale del gruppo AVS ha trovato riscontro anche nelle osservazioni formulate dalla Corte dei Conti in merito alla possibilità di ingresso di Azienda Zero nella compagine societaria di AMOS. Alla luce di tali rilievi, il Presidente Cirio ha successivamente ritenuto opportuno riconsiderare quella decisione. E l’entrata di Azienda Zero in AMOS è stata così rimandata a data da destinarsi (piccola vittoria!).
Le tensioni all’interno della maggioranza, a seguito di questa decisione, sono state alimentate anche dal posizionamento del gruppo consigliare della Lega, contrario a questa prospettiva di allargamento.
Dalle audizioni è emerso un quadro contrattuale complesso e per molti aspetti critico. In alcune attività vengono applicati i contratti della sanità privata, come AIOP e ARIS, che risultano scaduti da diversi anni, mentre in altri casi si fa ricorso ai contratti multiservizi (con differenze retributive significative anche a parità di mansione).
Durante la discussione è stato spiegato che l’obiettivo sarebbe quello di razionalizzare il sistema e superare alcuni appalti esterni, ma resta aperta una questione sostanziale: come garantire uniformità di trattamento, qualità del lavoro e stabilità nel tempo per chi opera all’interno del servizio sanitario regionale.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il rischio che, in assenza di un adeguato piano di assunzioni pubbliche, le nuove strutture territoriali possano essere progressivamente affidate alle aziende partecipate. Questo scenario solleva interrogativi sulla reale capacità di rafforzare il personale dipendente del servizio sanitario pubblico e sulla direzione complessiva della riorganizzazione in corso.
Come Alleanza Verdi Sinistra continueremo a seguire l’evoluzione della vicenda, che non riguarda un singolo episodio ma un tema più ampio di organizzazione del sistema sanitario regionale.
La qualità dei servizi sanitari è strettamente connessa anche alla qualità e alla stabilità del lavoro. Differenze contrattuali significative a parità di funzioni sollevano interrogativi sotto il profilo dell’equità e della coerenza organizzativa, soprattutto quando si collocano all’interno del perimetro pubblico o di società in house.
Per questo riteniamo importante che ogni scelta organizzativa sia accompagnata da trasparenza, da un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali e da garanzie chiare per il personale coinvolto.
Continueremo quindi a monitorare i prossimi passaggi, a partire dalle decisioni relative all’eventuale ingresso di Azienda Zero in AMOS, in un contesto in cui la riorganizzazione della sanità territoriale rappresenta un nodo rilevante per il Piemonte.
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