La politica ha bisogno di buone notizie (e anche noi)

Giovani

10/02/2026

Siamo costantemente bombardati da cattive notizie. E la comunicazione tipica della politica non aiuta. Ma come raccontare la realtà senza compromettere la nostra salute mentale? Iniziamo la rubrica del buonumore per provare a dare una risposta a questa domanda. Consapevoli che, le buone notizie e il benessere mentale, sono uno strumento politico potentissimo.

Salute mentale e informazione: perché abbiamo bisogno di buone notizie

Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, e raramente si tratta di buone notizie. Apriamo un sito, scorriamo i social, ascoltiamo un telegiornale: crisi, conflitti, emergenze, tagli, diritti negati.

Questo clima non è neutro. Ha un impatto sulla nostra psiche. Ci abitua a uno stato di allerta permanente, alimenta frustrazione e senso di impotenza, ci fa percepire il mondo come irrimediabilmente storto. E quando si vive e si fa politica, tutto questo si amplifica.

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Fare politica in minoranza: tra ostacoli, intersezionalità e frustrazione

Nel mio lavoro di consigliera regionale mi trovo spesso a raccontare ciò che non funziona. Perché sono tante le cose che non vanno. E perché, stando in minoranza, portare avanti una vera politica di sinistra in Regione significa scontrarsi ogni giorno con ostacoli, resistenze, chiusure.

Aver compreso che i problemi sono tutti collegati – in un’ottica intersezionale – non li rende più semplici da affrontare. Anzi. Le disuguaglianze sociali si intrecciano con quelle di genere, con le fragilità ambientali, con le questioni del lavoro, della salute, della cittadinanza. Tutto è connesso. E proprio per questo le soluzioni richiedono visione, coraggio, tempo.

Ci sono momenti in cui viene voglia di “scrollare” chi abbiamo davanti e dire: «Ma non lo vedi? Non ti accorgi di quello che sta succedendo?». Quando sembra che troppi abbiano gli occhi chiusi di fronte alle ingiustizie, la frustrazione è inevitabile.

Eppure c’è una consapevolezza che dobbiamo coltivare: abbiamo bisogno di stare bene adesso. Non solo quando vinceremo una battaglia. Non solo quando una proposta diventerà legge. E non solo quando le cose finalmente cambieranno. La salute mentale, l’equilibrio emotivo, la speranza sono strumenti politici tanto quanto le mozioni e gli emendamenti.

Buone notizie dai territori: il caso di Alba e la cittadinanza civica

Da qui nasce l’idea di una rubrica dedicata alle buone notizie dai territori, perché il cambiamento esiste e spesso parte proprio dalle comunità locali. E in una fase storica in cui il tema della cittadinanza è tornato al centro del dibattito pubblico – soprattutto grazie al referendum dello scorso anno – è ancora più importante raccontare esperienze concrete.

Raccontiamo cosa è successo ad Alba, dove il Consiglio comunale ha approvato il regolamento per il riconoscimento della cittadinanza civica ai minori stranieri i cui genitori sono residenti in Italia da almeno 5 anni.

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Si tratta di un atto amministrativo, certo, ma prima di tutto di una scelta culturale e politica. La cittadinanza civica non sostituisce quella canonica, ma riconosce formalmente che quei ragazzi e quelle ragazze fanno già parte della comunità locale. Studiano nelle scuole del territorio, praticano sport nelle nostre associazioni, condividono spazi pubblici e relazioni. Sono parte integrante del tessuto sociale.

In un contesto in cui il tema dell’immigrazione viene spesso trattato in chiave emergenziale, questa decisione afferma senza paura che l’inclusione rafforza la coesione sociale. Non è una concessione, ma un riconoscimento della realtà.

Ed è proprio qui che il livello locale si intreccia con il livello nazionale. Se discutiamo di referendum sulla cittadinanza, se ci interroghiamo su come rendere più giusto e moderno il nostro ordinamento, dobbiamo partire dalle esperienze dei territori. Dalle comunità che hanno già scelto di riconoscere diritti, di costruire appartenenza, di non lasciare indietro nessuno.

Parlare di cittadinanza non è un esercizio teorico, ma una questione che riguarda la vita quotidiana di migliaia di giovani che si sentono italiani nei fatti, anche quando non lo sono ancora nei documenti.

Le buone notizie, in questo senso, sono strumenti di consapevolezza. Aiutano a superare la narrazione della paura e a costruire una cultura dei diritti più matura, più inclusiva, più aderente alla realtà del Paese.

Raccontare il bene per costruire speranza collettiva

Raccontare queste esperienze non significa smettere di denunciare ciò che non funziona. Significa affiancare alla critica la narrazione del possibile. Dare ossigeno alla speranza. Proteggere la nostra psiche dall’idea che tutto sia inutile o già perduto.

Per questo l’invito è semplice: segnalate buone notizie dalle vostre città. Raccontate iniziative, decisioni, progetti che costruiscono comunità e allargano diritti. Diamo loro spazio e voce.

Perché prendersi cura del benessere collettivo passa anche da qui: dallo scegliere di vedere, e far vedere, che il cambiamento è già in atto.

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