Voucher scuola o come la destra regionale continua a penalizzare la scuola pubblica

Giovani

15/07/2026

Il diritto allo studio dovrebbe ridurre le disuguaglianze, non aggravarle. Eppure la Giunta regionale piemontese ha scelto di restringere la platea dei beneficiari dei voucher scuola e di ridurre gli importi destinati alle famiglie con ISEE tra 4.000 e 9.000 euro, proprio quelle che affrontano ogni giorno le spese per libri, materiali, trasporti e strumenti didattici. In Consiglio regionale, Alleanza Verdi Sinistra ha provato a correggere il provvedimento con proposte ed emendamenti, ottenendo almeno un importo minimo. Ma la scelta politica resta chiara: dare meno a chi ha meno, mentre si finanziano misure rivolte a fasce di reddito molto più alte. Le risorse esistono: manca la volontà di investirle nella scuola pubblica e nell’uguaglianza.

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”

Shopper people gramsci
La shopper di People

Antonio Gramsci lo scriveva nel 1919, sul primo numero de L’Ordine Nuovo. Era un appello politico, ma prima ancora era un’idea di società: senza accesso al sapere, senza emancipazione culturale, senza strumenti per leggere il mondo, le persone restano più sole, più fragili, più ricattabili.

Quelle parole ci ricordano che lo studio non serve solo a costruire percorsi individuali, ma a rendere una comunità più libera, più consapevole, più capace di partecipare. L’intelligenza collettiva di un territorio nasce infatti anche dalla possibilità, per tutte e tutti, di avere gli strumenti per capire la realtà, prendere parola, contribuire alle scelte comuni e affrontare le sfide del domani.

Il diritto allo studio, per questo e per tante altre ragioni, non può essere un capitolo secondario delle politiche pubbliche. È una delle condizioni fondamentali per rendere effettiva l’uguaglianza e la democrazia, il modo con cui le istituzioni dovrebbero provare a rimuovere quegli ostacoli economici e sociali che la Costituzione ci chiede di superare.

E invece, ancora una volta, la destra piemontese sceglie la strada opposta.

I voucher dello scandalo

In queste settimane, in Consiglio regionale, abbiamo discusso il provvedimento sui voucher scuola. Parliamo di una misura che dovrebbe sostenere le famiglie nelle spese legate all’istruzione: il voucher A è destinato al pagamento delle rette di iscrizione e frequenza nelle scuole paritarie; il voucher B riguarda invece le spese per libri di testo, materiale didattico, dotazioni tecnologiche funzionali all’istruzione, attività integrative previste dai piani dell’offerta formativa e trasporti.

voucher libri pc

È proprio sul voucher B, quello che incide sulle spese quotidiane e necessarie per andare a scuola, che si concentrano le scelte più gravi della Giunta. Il provvedimento, fin dall’inizio, presentava un’impostazione profondamente ingiusta: restringere la platea delle famiglie beneficiarie, abbassando la soglia ISEE da 26.000 a 15.000 euro, ma anche ridurre in modo significativo gli importi proprio per una parte delle famiglie più povere. La Giunta ha introdotto infatti una distinzione assurda tra chi ha un ISEE inferiore a 4.000 euro e chi ha un ISEE tra 4.000 e 9.000 euro. Per questi ultimi, rispetto allo scorso anno, i voucher vengono di fatto dimezzati: gli importi minimi saranno di 75 euro per la scuola primaria, 150 euro per le medie e 250 euro per le superiori, con una riduzione di 60 euro per la primaria, di 110 euro per le medie e di 200 euro per le superiori.

Una pioggia di emendamenti

Di fronte a questa proposta, come Alleanza Verdi Sinistra abbiamo scelto di non limitarci a una critica di principio. Abbiamo presentato proposte di modifica, abbiamo chiesto alla Giunta e alla maggioranza di cambiare rotta, abbiamo provato a correggere gli aspetti più ingiusti del provvedimento. E quando ci siamo trovati davanti a un muro, a un atteggiamento di totale chiusura, abbiamo depositato oltre 3.000 emendamenti. Questo ha portato ad un allungamento dei tempi di approvazione di questa misura, ma non lo abbiamo fatto senza ragione. Quando una misura fa male alle famiglie più povere, quando una maggioranza decide di andare avanti con i paraocchi, quando si prova a spacciare un taglio per una riforma, allora il compito dell’opposizione è usare tutti gli strumenti democratici a disposizione.

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Il lavoro in aula, anche grazie alla pressione delle opposizioni, è servito almeno a strappare una modifica: l’inserimento di un importo minimo per i voucher B. È un risultato? Sì, nel senso che abbiamo messo un limite al peggio. Ma non possiamo certo considerarlo una vittoria sul piano politico e sociale.

L’obiettivo della destra era e resta evidente: dare meno a chi ha meno, ma poter dire di aver pagato più domande ed evitare la vergogna delle oltre 60.000 famiglie che ogni anno restavano escluse pur avendone diritto. Ma così non si risolve il problema: lo si nasconde sotto il tappeto, scaricandolo sulle spalle di chi è già in difficoltà. E non basta che sul sito della Regione si sia parlato di questa misura come di uno strumento per una “maggiore definizione” dei contributi tramite voucher B. Giocare con le parole non cambia la realtà: per alcune fasce “maggiore definizione” significa dimezzamento.

C’era un’altra strada.

Si poteva scegliere di finanziare davvero il diritto allo studio. Si poteva smettere di favorire le scuole paritarie e aumentare le risorse per i voucher destinati alle famiglie che devono sostenere i costi di libri, materiale didattico, trasporti, strumenti scolastici. Si poteva decidere che in Piemonte nessuna famiglia dovesse trovarsi costretta a scegliere cosa tagliare pur di garantire ai propri figli e alle proprie figlie il necessario per andare a scuola.

Ma questa Giunta continua a fare scelte politiche molto precise. La stessa Regione che investe 20 milioni di euro per il bonus Vesta, destinato anche a famiglie con ISEE fino a 40.000 euro, e quasi 40 milioni per il trasporto gratuito agli universitari con ISEE fino a 85.000 euro, improvvisamente diventa avara quando si tratta di sostenere le famiglie più povere nell’accesso alla scuola.

Non mancano le risorse in assoluto, ma manca la volontà politica di usarle per chi ne ha più bisogno.



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